
Mio figlio vuole tornare a scuola, dice che lì imparerà come si fa a non fare la guerra e poi lo insegnerà a noi grandi che non siamo capaci di fare la pace. Dice che davanti al cancello ritroverà Chir, il suo cane, che è scappato al suono delle sirene e ora non sa che lui è in questo buco dove fa tanto freddo e non si può correre per scaldarsi. Dice che è arrabbiato col papà che lo ha tirato fuori dall’auto distrutta e gli ha strappato la sua felpa preferita e rotto il ciondolo del nonno e poi ha corso tanto per lasciarlo qui ed è andato via e ancora non torna. Dice che sono bugiarda perché non è vero che i nonni sono partiti , che lui vuole andare da loro, nella casetta in campagna e dire al nonno di riparargli il ciondolo. Dice che non è vero che i suoi amici sono in buchi come questo per salvarsi dalle bombe che bruciano tutto e fanno tanto fumo che non si respira, che questa storia è brutta, non gli piace e io non sono più capace di raccontargliene una bella perché sono diventata cattiva come tutti i grandi che fanno la guerra. Mio figlio piange lacrime sporche di polvere perché sa, che io, sua madre, non posso difendere la sua vita, che sono una delle tante anime perse nell’attesa impotente di un boato assordante che bruci la vita di tutti perché noi grandi non siamo capaci di fare la pace.
